Impatto ambientale dello smart working: il lavoro agile è davvero a emissioni zero?

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Come è andato il periodo di lockdown

Il periodo di lockdown dovuto all’emergenza Coronavirus ha imposto alle aziende un repentino passaggio al lavoro da remoto, sperimentando a tempo pieno. Quello che ben presto è emerso è il positivo impatto ambientale dello smart working. Il lavoro agile consente infatti di risparmiare il quotidiano tragitto casa-lavoro, che da moltissimi lavoratori viene ancora effettuato con mezzi inquinanti come l’automobile. In media, si stima che il lavoro agile abbia fatto risparmiare, in questo periodo, 60 tonnellate di CO2. 

Qual è l’impatto ambientale dello smart working

L’ impatto ambientale dello smart working, tuttavia, non è esattamente zero. Anche le attività svolte sul web, infatti, implicano dei consumi. Rete Clima, ente no-profit che si occupa di sostenibilità, ha stimato l’impatto in termini ambientali delle attività web e in particolare alla relativa trasmissione di dati. Il risultato è che, in media, ogni Gb trasferito implica un consumo di 0,06 Kilowatt orari che corrispondono all’emissione di 21,3 grammi di CO2. A questi dati si aggiungono anche i consumi relativi all’utilizzo dell’hardware e delle apparecchiature server e a tutto ciò che è necessario alla loro manutenzione come gli impianti di ventilazione e raffreddamento, che incrementano il consumo di energia. 

Tuttavia, lo smart working resta ancora una modalità ecologica oltre che efficiente. Questo perchè anche un lavoratore che opera in ufficio produce consumi dello stesso tipo, a cui bisogna sommare anche l’inquinamento prodotto per raggiungere la sede di lavoro. 

Bisogna sottolineare, però, che un lavoratore in smart working consuma quasi il doppio, a livello di traffico web, rispetto a un collega che lavora dal proprio ufficio. 

Come ottimizzare i consumi del lavoro agile

Quindi come ottimizzare ancora di più una modalità di lavoro che è già smart? Il primo passo è sicuramente quello della consapevolezza.

E’ importante essere consapevoli che l’impatto ambientale dello smart working  è basso, ma esiste. 

Un altro passo è sicuramente quello della scelta consapevole: uno dei fattori degli alti consumi è la fruizione di contenuti in alta qualità. Ormai ci stiamo abituando a fruire di contenuti in alta definizione, ma è sempre necessario? In molti casi non lo è, e la consapevolezza che una qualità inferiore contribuirebbe a ridurre i consumi potrebbe essere un piccolo passo in avanti. 

Un altro aspetto è quello delle videoconferenze, di cui forse in questo periodo abbiamo addirittura abusato. Sono tutte davvero indispensabili? Effettuare soltanto quelle davvero necessario consentirebbe di risparmiare tempo, ma anche di risparmiare i consumi. 


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