L’integrazione dei dati di produzione non è un prodotto ma un servizio

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L’integrazione dei dati di produzione

Con la parola integrazione, in ambito industriale, si intende l’insieme di tecnologie che permettono lo scambio di informazioni tra i macchinari di produzione e i sistemi di gestione di alto livello. È infatti la cooperazione fra queste due sfere aziendali che aggiunge valore ai dati grezzi provenienti dal campo.
Da sottolineare la parola cooperazione, che sottintende la bidirezionalità dei dati: tanto sono utili le informazioni del reparto produttivo alle logiche gestionali, quanto le logiche gestionali possono aiutare il processo di produzione.

Questa evoluzione tecnologica ha avuto un’enorme spinta propulsiva negli ultimi 5 anni ed è stata battezzata Industria 4.0. Nome che evoca una quarta rivoluzione industriale, proprio per risaltarne l’importanza sia attuale che in ottica futura.

Lo scenario precedente vedeva la divisione netta fra due ruoli.
Il system integrator, o esperto di automazione, che aveva padronanza di protocolli industriali, logiche di automazione, motion, ma cui mancava la visione gestionale dell’azienda in cui il proprio impianto sarebbe stato installato. Dall’altro lato si trovava il softwarista applicativo, esperto di logiche di processo ma all’oscuro delle tecniche di estrapolazione dati dai macchinari.
Oggi, invece, sono nate figure professionali nuove, rami aziendali dedicati e vere e proprie realtà imprenditoriali che fungono da anello di congiunzione tra questi due mondi.

L’integrazione non è un prodotto ma un servizio

La novità del concetto di integrazione ricade anche nel modo di intenderla nel tempo.

Non si tratta di un prodotto, da selezionare, modellare, acquistare, installare e lasciare passivamente compiere il suo dovere negli anni. Si tratta bensì di un servizio, che segue la continua evoluzione dell’argomento a cui si riferisce.

L’Industria 4.0 è infatti propulsiva non solo per l’implementazione di logiche gestionali nuove, più profonde, più sinergiche con la produttività. Lo è anche sul versante dell’automazione. I protocolli cambiano, si standardizzano. Si abbandonano i meno adatti alla comunicazione con apparati esterni, per ricorrere ad elementi standard. Uno su tutti l’OPC-UA, che sta conoscendo un periodo di grande espansione per la sua semplicità di configurazione e di lettura da molteplici tipologie di fruitori.

Riferire all’integrazione come un prodotto da lasciare immutato alla messa in servizio, non è quindi l’approccio con cui affrontare questa tematica.
Un servizio gestito è la soluzione. Può essere visto come la rateizzazione del costo di un prodotto, in realtà è molto di più. È l’aver accesso alle ultime migliorie del settore, è la garanzia della capacità di adattamento a necessità nuove. È scalabilità della soluzione.
Naturalmente esiste il concetto di comunicazione bidirezionale, quindi tanto raccogliamo i dati dal campo, tanti dati andremo a comunicare al campo stesso. Sappiamo che dai software e dalla logica applicativa si può passare agli impianti dei setup, delle impostazioni.

Libertà e indipendenza, i perché della specializzazione

Il pagamento di un canone svincola il cliente dalla staticità di un prodotto specifico. Non sarà l’aggiornamento del parco macchine a doversi adattare all’esistente, ma sarà il servizio a seguire in modo naturale le nuove esigenze. Rivolgersi ad un reparto di integrazione esperto, ha poi un enorme vantaggio in termini di indipendenza dal resto delle componenti aziendali.

Così come il servizio di integrazione crea connettori capaci di leggere e scrivere informazioni al reparto produttivo, allo stesso modo sviluppa interfacce di comunicazione di alto livello. Quindi chi sta architettonicamente al di sopra di esso, che sia un sistema gestionale, una business intelligence o una dashboard di supervisione, sa di poter contare su protocolli standard per agganciarsi alla piattaforma di integrazione.

Questo mix di competenze specifiche e interdisciplinari in aggiunta alla standardizzazione del passaggio di informazioni agli altri attori aziendali, fa capire perché sempre più sviluppatori di software di gestione aziendale, demandino la parte di integrazione con i dati di campo a figure specializzate.

Nella prossima puntata si vedrà più nello specifico come funzionano i protocolli di comunicazione e i meccanismi di integrazione.


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Stefano Bosotti
Industrial IoT Manager – Gruppo Sme.UP
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