Riforma crisi d’impresa: Indici di allerta, struttura e definizioni – parte 1

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Con questa serie di articoli vogliamo approfondire uno dei temi più importanti della riforma della crisi d’impresa per capirne la struttura e il contenuto.

Ci teniamo a sottolineare che alla data di pubblicazione del presente articolo gli indicatori sono stati proposti dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ma non sono ancora stati definitivamente approvati dal MiSE.

Il meccanismo di individuazione dello stato di crisi prevede un’analisi sequenziale precisa degli indicatori suggeriti dal CNDCEC, sequenza che il gruppo di lavoro ha già nominato ‘Ad albero’.

Il primo indice da valutare è il Patrimonio Netto: nel caso in cui questo risulti essere negativo non si procede nemmeno all’analisi dei successivi indici in quanto è già ipotizzabile la presenza di crisi. Per la valutazione della consistenza del patrimonio netto l’azienda non si dovrà fermare a valutare la voce 2A del bilancio ma dovrà anche considerare la possibilità di apportare eventuali rettifiche a questa voce .

Nel caso in cui, invece, il Patrimonio Netto risultasse positivo si dovrà procedere all’analisi del Debt Service Coverage Ratio (DSCR) a sei mesi. Si tratta del rapporto tra flussi di cassa liberi previsti nei prossimi 6 mesi e i debiti previsti nello stesso arco temporale. L’indice deve essere, ovviamente, superiore a 1 e rappresenta una significativa novità negli indicatori di valutazione aziendale. Si tratta, infatti, di un indice prospettico, che guarda al prossimo futuro e non al passato come avviene con i KPI più noti che si limitano a rilevare e confrontare numeri storici. È da constatare, però, che la gran parte delle aziende non è oggi in grado di valutare questo indice, non disponendo di informazioni precise ed affidabili sui flussi di cassa futuri. 

Per questo motivo, nel caso in cui il DSCR non sia disponibile o sia inattendibile il CNDCEC ha proposto una serie di 5 indici alternativi da analizzare per valutare la solvibilità e solidità aziendale. Si tratta di 5 indicatori che vanno valutati congiuntamente (quindi solo il mancato rispetto di tutti e 5 gli indici può portare all’attivazione della procedura di allerta) e che presentano soglie diverse in funzione del settore in cui l’azienda si trova ad operare.

Indici di allerta del MiSe

Gli indici attualmente al vaglio del MiSe sono i seguenti:

  • Sostenibilità degli oneri finanziari
  • Adeguatezza patrimoniale su mezzi di terzi
  • Ritorno liquido attivo
  • Cashflow su attivo
  • Indebitamento previdenziale/tributario su attivo

Nei prossimi articoli approfondiremo ciascuno di questi indici.

Nel riquadro in basso è riportata una sintesi della struttura ad albero degli indicatori della crisi. Come si nota la valutazione non si limita agli indici sopra elencati ma anche all’analisi dell’esistenza di ritardi reiterati e significativi nei pagamenti programmati. Anche questo secondo aspetto verrà approfondito nei prossimi articoli

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Simona Bonomi

Simona Bonomi
Specialista AFC Sme.UP ERP e Responsabile Fatturazione elettronica – Gruppo Sme.UP
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