Vantaggi competitivi: la forza lavoro multigenerazionale

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Parliamo di forza lavoro multigenerazionale perchè oggi cinque generazioni sono presenti nei posti di lavoro: dai nati prima del 1945 fino alla Generazione Z. Si tratta di una sfida che vede generazioni diverse, con aspettative differenti in merito alla vita lavorativa ed al loro ruolo aziendale, cooperare per lo stesso obiettivo. Un team anagraficamente variegato, ma coeso, porta a benefici che valgono lo sforzo.

Avere una forza lavoro multigenerazionale rappresenta un vantaggio competitivo per le aziende di oggi. Lo scambio di idee tra persone di diverse età può aiutare i dipendenti ad eccellere nel loro lavoro e far crescere l’azienda.

La forza lavoro multigenerazionale funziona se:
Tutti i collaboratori vengono tenuti in considerazione

Tutte le generazioni vengono prese in considerazione quando si parla delle esigenze di ciascuno. Ignorare le esigenze di qualsiasi gruppo di persone in un’azienda comporterà dei dipendenti infelice e un conseguente calo della produttività. Le aziende devono creare un ambiente di lavoro piacevole per tutte le generazioni, dimostrando cura e comprensione per ogni persona

I dipendenti hanno doti di leadership

Ogni dipendente è capace di lavorare in autonomia e di affrontare nel modo giusto le difficoltà, ossia non delegandole ai propri superiori

Tutti i collaboratori si scambiano informazioni

Un dipendente più giovane e un dipendente più anziano si aiutano a vicenda ad apprendere nuove idee. Il giovane ha la conoscenza della tecnologia, l’anziano invece ha l’esperienza. Il business è molto più che tendenze e tecnologia, è un’intuizione applicata che richiede anni di esperienza per svilupparsi.

Sfruttare i punti di forza unici di ogni generazione e consentire loro di imparare gli uni dagli altri crea un ambiente più collaborativo e impegnato. Quando i dipendenti in generale, e in particolare i Millennial, hanno più opportunità di apprendere sul lavoro, il loro impegno, la produttività e la felicità generale aumentano.


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