L’impatto dei Social Robot: attenzione alla sicurezza nell’epoca della infosfera

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Il social robot è pronto ad arrivare nelle nostre case.

Più il robot è simile agli umani più ha il potere di persuadere, con rischi significativi per la sicurezza poiché le persone tendono a pensare che sia bendisposto e affidabile.

L’essere umano è portato ad “umanizzare” ciò che lo circonda, basti pensare all’empatia che si prova normalmente nei confronti delle scimmie, questo comportamento non fa differenza tra un essere vivente o un oggetto.

Secondo la ricerca “The potential of social robots for persuasion and manipulation: a proof of concept study”, l’impatto sociale dei robot e i potenziali rischi di sicurezza non dovrebbero essere sottovalutati. I social robot, infatti, sono in grado di ottenere informazioni sensibili dalle persone che, fidandosi di loro, si lasciano convincere ad intraprendere azioni non sicure. In alcuni scenari, la presenza di un robot può avere una grande influenza sulla volontà delle persone di consentire l’accesso ad aree off-limits.

La ricerca ha coinvolto 50 partecipanti e si è concentrata sull’influenza di un particolare social robot, progettato e programmato per interagire con le persone utilizzando canali di comunicazione di tipo umano, verbali e non verbali. Supponendo uno scenario nel quale i robot sociali possano essere hackerati ed essere controllati da un criminale informatico, la ricerca ha previsto i potenziali rischi per la sicurezza legati al robot, spingendo attivamente i partecipanti ad intraprendere determinate azioni, tra cui:

  • Ottenere l’accesso alle aree off-limits. Il robot è stato posizionato vicino all’entrata custodita di un edificio multifunzionale nel centro di Ghent in Belgio e ha chiesto al personale di poter accedere all’interno dell’edificio. L’accesso era possibile solo avvicinando un security pass ai lettori per il controllo degli ingressi. Durante l’esperimento, non tutto il personale era d’accordo a soddisfare la richiesta del robot, ma il 40% ha sbloccato la porta e l’ha tenuta aperta per consentire al robot di entrare nell’area protetta. Addirittura, quando il robot si è presentato come addetto alla consegna della pizza, con in mano la scatola di un noto marchio internazionale di take away, il personale ha accettato senza problemi il ruolo del robot e sembrava meno incline a mettere in discussione la sua presenza o le ragioni per cui avesse bisogno di accedere all’area sicura.
  • Ottenere informazioni sensibili. La seconda parte della ricerca si è concentrata su attività volte ad ottenere informazioni personali che in genere vengono utilizzate per reimpostare le password (compresa la data di nascita, il brand della prima auto, il colore preferito, ecc.). Anche in questo caso, è stato utilizzato un robot “sociale” che ha intrattenuto con le persone una conversazione amichevole. Con tutti i partecipanti, tranne uno, i ricercatori sono riusciti a ottenere dati personali ad una velocità di circa un’informazione al minuto.

Già nel 1950 il matematico Alan Turing elaborò un test, capace di misurare se un calcolatore fosse in grado o meno di pensare, di farlo autonomamente e di farlo esattamente come un essere umano, oggi potremmo aggiungere al test, l’efficacia del calcolatore di condizionare un uomo.

In un contesto così complesso dobbiamo necessariamente rivalutare il modo cui stabiliamo relazioni gli uni con gli altri, gli sviluppi nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione stanno modificando le risposte a domande così fondamentali. I confini tra la vita online e quella offline e l’interazione continua con la tecnologia, diventa progressivamente parte integrante di un’infosfera globale, questo necessariamente deve rimettere in discussione il rapporto tra Intelligenza Artificiale e Intelligenza Umana.


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Angelo De Bari
Sales Specialist Infrastruttura, Cloud & Security – Gruppo Sme.UP
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