Lo smart working, che abbiamo e stiamo ancora sperimentando in questa fase di emergenza, è davvero una modalità di lavoro smart? E’ più efficiente rispetto alla cultura lavorativa a cui eravamo abituati prima? Lo abbiamo chiesto a Gaia Columbro, Specialista di amministrazione del personale del Gruppo Sme.UP.

Come hai vissuto questo periodo in cui abbiamo sperimentato lo smart working in maniera molto intensa rispetto alle nostre abitudini lavorative di prima?

Sicuramente passare improvvisamente dall’andare tutti i giorni in ufficio a lavorare tutta la settimana da casa è stato molto intenso. Da un lato è stato interessante perché ci ha fatto capire che le stesse cose che normalmente facciamo in ufficio, possono essere fatte anche a casa, dall’ altro lato è stata un’esperienza intensa proprio per la situazione che abbiamo vissuto, che è stata, almeno per le prime settimane, una situazione di incertezza quindi abbiamo sicuramente vissuto questo momento con la preoccupazione di come sarebbe stato l’immediato futuro.

Altro aspetto inizialmente critico è stato come organizzarsi per lavorare da casa: dal mio punto di vista non è cambiato molto in realtà, perché il mio team di lavoro non è nella mia stessa sede, quindi ero già abituata a fare le riunioni in videoconferenza, o comunque utilizzare i diversi strumenti di collaborazione digitale che abbiamo a disposizione. 

Quello che sicuramente è cambiato è stata la relazione con i miei colleghi, con cui lavoravo tutti i giorni in sede: il fatto di non scambiare due chiacchiere al mattino, fare una pausa insieme, bere un caffè… Sono piccole cose, ma ne abbiamo avvertito la mancanza. Bisogna dire però che piano piano abbiamo superato anche questa abitudine, quindi anche in questo caso abbiamo imparato ad adattarci alla nuova situazione e abbiamo sopperito alla mancanza della relazione fisica con una relazione digitale, ma comunque più intensa: ci siamo sentiti molto di più tramite le chat, le chiamate e le video calls, e ci siamo raccontati di più a livello personale rispetto a prima, perchè comunque in ufficio spesso succede che anche in pausa si parli di lavoro. Quindi in questo senso le relazioni sono cambiate e c’è stato veramente il piacere di sentirsi.

Secondo te lo smart working è una modalità di lavoro positiva? È più efficiente rispetto alla cultura lavorativa a cui eravamo abituati prima?

Un aspetto molto positivo dello smart working è che è una modalità più comoda (oltre che più ecologica) e più flessibile: mi sono resa conto che perdevo molto tempo negli spostamenti per raggiungere la sede lavorativa. Al mattino riesco ad essere operativa prima, perché appunto non devo fare il tragitto casa-lavoro, e la sera quando spengo il computer posso subito dedicarmi ad altre attività.

Cambia anche il modo stesso di organizzare il lavoro. Ad esempio, il fatto di non dover perdere tempo nel tragitto permette di dedicare più tempo ad impostare la giornata lavorativa.

Secondo me il lavoro smart è una modalità più efficiente rispetto a quella a cui eravamo abituati fino a qualche settimana fa, a patto che ci sia un giusto equilibrio: non deve essere semplicemente trasferire il lavoro dall’ufficio alla casa, ma deve esserci un equilibrio tra il proprio lavoro e quello dei propri colleghi e dei propri responsabili. Deve esserci una giusta organizzazione in modo da lavorare comunque in sintonia ed essere quindi efficienti. A mio avviso  in futuro non dovremmo lavorare in smart working tutti i giorni, ma trovare un equilibrio durante la settimana lavorativa anche con la presenza fisica in ufficio, perché appunto il bisogno di andare in ufficio e di avere un contatto personale con i colleghi ancora c’è.

Secondo te il remoto può sostituire le relazioni fisiche?

Secondo me le sostituiscono nel momento in cui si parla di strumenti per fare riunioni, collaborare con i colleghi a dei progetti lavorativi, per aggiornarsi con i colleghi in merito allo stato di avanzamento di un lavoro, ma di sicuro non sostituiscono le relazioni interpersonali. Secondo me il momento dello smart working è fondamentale, per ottimizzare il lavoro, perché ha introdotto un nuovo modo di lavorare, impostato secondo una logica più efficiente. Prendiamo ad esempio le riunioni: lo smart working ha sicuramente introdotto più puntualità e una maggior rapidità nello svolgimento, quindi sono più efficaci. Ma la gestione delle relazioni interpersonali, con momenti di condivisione che giorno dopo giorno hanno anche un valore di team building, a mio parere si fanno ancora con l’empatia che si crea attraverso la presenza fisica.

Pensi che lo smart working resterà una modalità lavorativa valida anche quando potremo tornare in ufficio?

Sì. Secondo me resterà una modalità lavorativa che sfrutteremo perché ha cambiato la mentalità lavorativa e il modo con cui organizziamo tutte le attività di lavoro. Anche se dovessimo tornare in ufficio 5 giorni su 5, comunque ci porteremo dietro gli insegnamenti che abbiamo tratto in questo periodo: sono cambiati i modi di organizzare la giornata, il modo di collaborare con le altre persone.

Una cosa che sicuramente ancora è migliorabile è l’aspetto della condivisione degli strumenti e dei metodi lavorativi, aspetto fondamentale per far sì che ogni collaboratore lavori in armonia con i propri colleghi e i propri responsabili, migliorando ulteriormente l’efficienza di questa modalità di lavoro smart.

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