I costi dello Smart Working

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Il lavoro da casa è stato definito come la panacea durante il lockdown e viene ora considerato indispensabile anche nel futuro. Ma ha un prezzo, in particolare per alcune categorie, sia private che pubbliche. Vediamo i costi dello Smart Working.

Costi dello Smart Working per le Partite Iva in regime forfettario

E’ probabile che un professionista si sia dovuto procurare un computer (portatile o no), più performante di quello solitamente usato al lavoro, una scrivania, una stampante multifunzione (sicuramente di quelle più performanti), un hard drive esterno di alta capacità per l’archiviazione sicura dei dati, un probabile – e forse indispensabile – spazio cloud su qualche fornitore di tali servizi, programmi ad hoc per il proprio lavoro.

Ma i costi più necessari sono quelli legati alla connessione Internet. Non tanto e solo per le cifre, quanto per le specifiche tecniche per lavorare da casa. Chi nella propria abitazione aveva solo una normale Adsl, sicuramente è stato costretto a passare ad una connessione a banda larga o in fibra (dove raggiunta). Non basta: poiché la continuità della connessione, nel caso del lavoro a casa è fondamentale, il professionista ha dovuto necessariamente procurarsi un collegamento Internet di backup, magari attraverso un provider telefonico.
A questi si aggiungono altri costi: il cloud, la Pec (obbligatoria, sì, per chi è iscritto a ordini professionali, ma non sono tutti così), l’Internet banking (già molto diffuso, ma indispensabile oggi per lo smart working e che ha un costo per ogni operazione), programmi di fatturazione elettronica, etc.

Costi dello Smart Working per gli Insegnanti

Si tratta di una categoria che, probabilmente tra le poche della pubblica amministrazione, non ha avuto in dotazione alcun strumento per fare didattica a distanza (DAD) e a cui non sono comunque stati forniti device ad hoc neanche in piena pandemia e in pieno lockdown, pur dovendo adempiere ai compiti di istruzione e gestione dell’insegnamento “on line”. Certo, a loro non sono bastati i 500 euro di bonus “aggiornamento” (peraltro dato solo a quelli di ruolo e non ai supplenti che – ultimi dati – sono circa il 47-50 % del corpo docente in servizio oggi) per dotarsi di strumenti informatici adeguati.

Queste due categorie si sono trovate a dover acquistare in rete i dispositivi necessari al lavoro da casa, scontrandosi con un aumento dei prezzi relativo a pc, stampanti, webcam, auricolari e cartucce. Non hanno subito variazioni invece le connessioni Internet attraverso i diversi provider. Ma nonostante questo, la spesa per la sola connettività è comunque aumentata in generale per due diversi motivi: il primo, avere una connessione performante per visualizzare video o trasferire file molto grandi (nel caso delle lezioni on line c’è stato bisogno di una maggiore larghezza di banda e una maggiore velocità per consentire la connettività i più persone nello stesso momento), il secondo poter disporre di sistemi multiutenza che non facessero degradare le performance della rete in casa. L’esempio concreto è quello di una famiglia i cui genitori operano in smart working e i figli devono invece seguire le lezioni on line, spesso negli stessi orari.


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