La ricchezza degli oggetti: le idee – com’è nato Sme.UP ERP

La ricchezza degli oggetti: le idee
È quasi pronto.

Era appena un anno fa, di questi giorni, quando ho fatto una chiacchierata con Silvano Lancini, per capire come mettere a terra un progetto che da un po’ di tempo era nell’aria: scrivere una “storia informatica” della nostra società, ed insieme dar conto degli strumenti che abbiamo realizzato, e che costituiscono le fondamenta del prodotto Sme.UP ERP.

Mi sembrava un’impresa quasi disperata, intravedevo la vetta, irraggiungibile, in alto in mezzo alle nubi. E invece pian piano, con un’indigestione di letture, di riflessioni mentre portavo a spasso i cani, di preziosi confronti a voce e per mail con i miei colleghi, di ore interminabili a tavolino a scrivere, correggere, cancellare, rifinire, mi sono trovato in cima. Il risultato è diventato talmente esuberante che è stato giocoforza suddividerlo in due parti, per non invogliarne l’utilizzo come arma impropria (in tutto sono risultate più di quattrocento pagine). Come ci sia riuscito, in otto mesi scarsi (il resto del tempo è stato per le ultime riletture, la preparazione e il controllo delle figure, e la correzione delle bozze), me lo sto ancora chiedendo (garantisco di non aver fatto ricorso ad aiuti chimici, soltanto musicali).

Ma eccola qui, davanti a me, la versione definitiva in PDF, con tutte le correzioni fatte, tutte le virgole a posto (l’incubo della punteggiatura!), pronta per andare in stampa ed essere in libreria a dicembre.

La ricchezza degli oggetti: le idee – Una storia di cervello e passione

Sto parlando, naturalmente, della prima parte de “La ricchezza degli oggetti: le idee”, con il sottotitolo “Una storia di cervello e passione”, che uscirà presso l’editore Franco Angeli nella collana “Casi e studi d’impresa”.

Incominciamo dal titolo: che cosa vuol dire? Alcuni di voi saranno a conoscenza della nostra ossessione patologica per gli oggetti: è stato quindi quasi obbligatorio nominarli appena possibile. Ma questi oggetti, che cosa sono? Potrei fare del mio meglio, sfinirvi di classi, sottoclassi, istanze, ereditarietà, polimorfismo (tutti termini che nel libro sono ampiamente e, mi auguro, quasi comprensibilmente descritti), ma forse in questa sede è meglio stare un po’ più terra terra: gli oggetti sono i vostri dati. Gli articoli, i clienti, gli ordini ai fornitori, i centri di lavoro, le ubicazioni. L’idea (che naturalmente non è nostra, ma di cui ci siamo appropriati in modo maniacale) è di considerarli tutti nello stesso modo, per spingere il più avanti possibile le comunanze (e quindi il riutilizzo degli strumenti: in parole povere, per fare le cose una sola volta, e se ci va bene neanche quella). In che modo? Standardizzando i processi, vale a dire i programmi che trattano gli oggetti, li fanno nascere, crescere e morire, li presentano, li utilizzano, li spremono per ricavare fino all’ultima goccia di informazione.

E qui mi fermo: non vorrei farvi perdere il gusto della lettura e della scoperta.

Piuttosto, due parole sull’impostazione: avrei potuto seguire un andamento accademico, “da libro di testo”: capitolo primo gli oggetti, capitolo secondo gli OAV, … capitolo ennesimo i flussi. Ho preferito, memore delle chiacchierate con Silvano, seguire un’altra strada: raccontare insieme le cose che abbiamo fatto e la storia di come siamo arrivati a farle. È un modo più diluito, ma sono fiducioso che risulti un’esposizione efficace, rendendovi partecipi dello sforzo, del progredire delle idee, dei dubbi, dei ripensamenti. Con qualche aneddoto, qualche nota di colore, e soprattutto con un andamento quasi da “cronaca medievale” (nell’anno del Signore bla bla bla ebbimo quest’esigenza improrogabile, decidemmo quindi di dar corpo ad un’idea che da assai tempo albergava nelle nostre menti).

Gli sviluppi verso la standardizzazione, l’arricchimento e l’estensione all’interfaccia grafica, al mondo esterno sia reale (IOT) sia virtuale (il web), appaiono tappe di un percorso coerente che, anche se non progettato interamente a tavolino, è risultato tale per le nostra cocciutaggine a non trasgredire una manciata di parole d’ordine: semplicità, astrazione, separazione e uniformità. Finita la scrittura di un capitolo cruciale, mi sono meravigliato di come avessi descritto un filo conduttore della cui esistenza non mi ero mai reso conto (almeno consapevolmente). Forse era un filo trasparente.

Il mio massimo auspicio è che, di quanto avete letto, non svaniscano alcuni punti fermi quando avrete dimenticato tutto il resto (oggetti compresi): l’impegno a non derogare, a insistere, se le vostre ostinazioni poggiano su solide basi state tranquilli, più avanti non avrete modo di pentirvene. Le scorciatoie (o meglio i “trucchi”) raramente ve la faranno passare liscia (nel qual caso è probabile che fossero delle belle idee).

Next step

Ed ora eccomi qui di nuovo a lottare contro virgole e aggettivi per rifinire il secondo volume, in pubblicazione nei primi mesi del prossimo anno nella stessa collana: “La ricchezza degli oggetti: le applicazioni per la produzione”, con il sottotitolo “Come un’idea diventa un prodotto”.

Sarà un libro insieme più abbordabile e più ostico, conterrà meno storia e più “polpa”: tratterà di articoli, distinte basi, logistica, pianificazione, previsioni, produzione: tutti gli argomenti contro cui vi trovate a combattere ogni giorno, in trincea nelle aziende.

Per farvi venire un po’ d’appetito, nei prossimi post ve ne darò qualche stuzzichino.

Nel frattempo, buona lettura a tutti.


Guido Galdini

Guido Galdini
Specialista Sme.UP ERP – Gruppo Sme.UP


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