La ricchezza degli oggetti: le applicazioni per la produzione

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Credevate che mi fossi dimenticato di voi? Nemmeno per idea.

Dopo avervi propinato il primo libro (“La ricchezza degli oggetti: le idee”, con il sottotitolo “Una storia di cervello e passione”), uscito alla fine del duemiladiciassette, ecco bell’e pronto, come promesso, il secondo: “La ricchezza degli oggetti: le applicazioni per la produzione”, con il sottotitolo “Come un’idea diventa un prodotto”, uscito, sempre presso l’editore Franco Angeli, nella collana “Casi e studi d’impresa”.

Imparato il procedimento, non mi è rimasto che metterlo di nuovo in pratica: solito giro infinito di letture, riletture, correzioni e ricorrezioni, ed ecco anche questo PDF, davanti a me, con dentro tutti gli errori che si sono rifiutati di farsi scoprire.

Cosa c’è dentro?

Qualche anticipo, abbastanza “alleggerito”, ve l’ho dato negli articoli applicativi man mano apparsi in questo blog; il libro ha invece l’ambizione di fornire un’esposizione (mi auguro) sufficientemente organica ed esaustiva degli argomenti che ho deciso di trattare. Naturalmente non ho affrontato tutte le applicazioni di un ERP aziendale, ma di quelle presentate (che costituiscono, come preannunciato nel titolo, la colonna vertebrale di un’azienda), ho cercato di andare fino in fondo, con l’esposizione degli algoritmi utilizzati, compresi gli esempi numerici per confondervi le idee.

Il compito, seppur improbo, mi è stato un po’ facilitato dall’averli, gli algoritmi (mai lesinare questa parola), in buona parte realizzati (leggi: la scrittura dei programmi) in prima persona, oltre ad averne ideato qualcheduno.

Questa scelta di completezza mi ha procurato parecchi grattacapi in più: un errore di stampa in una parola (l’ultimo che ho beccato è stato un “prevenire” al posto di “pervenire”), è abbastanza probabile che venga “riparato” dalla mente del lettore, ma se un numero è due al posto di tre, fa venire il dubbio di non aver ben capito l’algoritmo (e tre, una buona media).

Entrando nel merito, gli argomenti presentati si dividono in due grandi famiglie: la descrizione degli oggetti e dei processi.

La prima inizia con l’esposizione degli articoli, gli oggetti basilari di qualsiasi azienda di produzione e di commercio (come distinguerli, dar loro il nome, crearli e arricchirli di informazioni), compresa la descrizione del prodotto (da che cosa sono fatti), e del processo (come si fa a farli). Ho quindi affrontato il tema delle risorse (gli oggetti che contribuiscono a realizzarli: le macchine, gli utensili, gli attrezzi…) e, infine, sono passato alla descrizione della mappatura logistica dell’azienda (in soldoni: come suddividerla per ritrovare le cose in un modo un po’ meno avventuroso).

Un fattore che accomuna questi temi è che non esiste una scelta “giusta” in assoluto, e nemmeno una sempre migliore di un’altra; tutto dipende dalla natura del prodotto, dal modo in cui l’azienda organizza il proprio modo di operare, dal livello di informazione che è in grado di sostenere: insomma, bisogna saper fare belle domande per ottenere risposte accettabili.

Dopo aver “sistemato” gli oggetti (la nostra ossessione non va mai in ferie), ho affrontato di peso la descrizione dei principali processi aziendali che, a loro volta, si dividono in due grandi categorie:

  • Decidere che cosa fare
    • la definizione della domanda indipendente: capire che cosa richiede il mercato (in base ad ordini clienti e/o a previsioni);
    • la pianificazione dei materiali: decidere che cosa acquistare e produrre (sia all’interno sia all’esterno);
    • la pianificazione delle attività logistiche: decidere come spostare gli articoli, a seconda delle necessità, nel modo più efficiente possibile;
    • la pianificazione delle attività produttive: decidere dove realizzare quello che serve, e in quale ordine eseguirlo (sulla fresa uno domani facciamo questo, poi quest’altro, sulla fresa due invece…).
  • Registrare che cosa è stato fatto
    • Tener traccia delle vicende capitate agli articoli (quanti e quando ne abbiamo prodotti, utilizzati, spostati, per chi l’abbiamo fatto, ecc.);
    • Raccogliere ogni particolare di tutte le attività eseguite: chi ha fatto che cosa, quanto tempo ha consumato, quali attrezzi ha utilizzato, con la valanga delle rilevazioni e misure, il cui volume ci mette un po’ in ansia (d’altra parte, se non lo facessimo noi, chi li andrebbe a riempire i big data?).

Tutto qui. Ma per arrivare a darne un’idea non del tutto superficiale mi ci sono volute quasi trecento pagine.

Adesso tocca a voi: non mi resta che augurarvi buona lettura.

Ogni critica, osservazione, domanda, stroncatura o elogio sperticato, è naturalmente benvenuta: è sufficiente scrivere un commento a questo articolo. Sarà mia cura rispondervi con sollecitudine utilizzando lo stesso canale.

Ecco il link al secondo libro.


Guido Galdini

Guido Galdini
Specialista Sme.UP ERP – Gruppo Sme.UP


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